No al deposito di scorie in Sardegna: interpellanza urgente alla Camera

Interpellanza urgente presentata alla Camera sulla questione della localizzazione del sito unico nazionale di stoccaggio delle scorie nucleari, nella quale si ricorda al Ministro dell’Ambiente anche il fatto che i sardi si sono già espressi, attraverso un partecipatissimo referendum, contrari all’ipotesi che tale deposito potesse essere ubicato in Sardegna, dove già insiste il 65% delle servitù militari di tutto il territorio nazionale.

Conoscere gli atti è un diritto che non può essere eluso secretando gli atti della Sogin e dell’Ispra, perciò chiediamo che essi vengano immediatamente messi a disposizione delle rappresentanze democratiche nazionali e regionali.

Michele Piras
Deputato SEL

Il testo dell’interpellanza

Alla Presidenza del Consiglio e al Ministro dell’Ambiente

 

per sapere, premesso che:

 

–          Per rifiuti radioattivi si comprendono diverse categorie di rifiuti, fra loro molto diverse, tra cui quelli provenienti dai reattori di ritrattamento del combustibile nucleare, quelli prodotti dallo smantellamenti di vecchi impianti, e gli elementi di combustibile esauriti;

 

–          Le scorie nucleari possono essere prodotte nelle Centrali nucleari (per la maggior parte), in medicina, e nei siti industriali per le analisi produttive di parti metalliche;

 

–          secondo le norme vigenti è previsto che entro il 31 dicembre 2014 venga definito il sito unico nazionale per lo stoccaggio delle scorie nucleari;

 

–          Il 2 gennaio 2015, la Sogin (la società statale per lo smantellamento degli impianti nucleari italiani e la gestione del rifiuti radioattivi) ha consegnato a Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) la Carta delle aree potenzialmente idonee ad ospitare il Deposito Nazionale per i rifiuti radioattivi;

 

–          Il Deposito Nazionale, infrastruttura di superficie nella quale stoccare i rifiuti radioattivi, consentirà la sistemazione definitiva di circa 75 mila metri cubi di rifiuti di bassa e media attività e lo stoccaggio temporaneo di circa 15 mila metri cubi di rifiuti ad alta attività;

 

–          Dei circa 90 mila metri cubi di rifiuti radioattivi – ricorda Sogin – il 60% deriverà dalle operazioni di smantellamento degli impianti nucleari, mentre il restante 40% dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca, che continueranno a generare rifiuti anche in futuro;

 

–          La pubblicazione della Carta e quella contestuale del Progetto Preliminare, spiega la Sogin, “apriranno una fase di consultazione pubblica e di condivisione, che culminerà in un Seminario Nazionale, dove saranno invitati a partecipare tutti i soggetti coinvolti ed interessati”;

 

–          Nella mappa realizzata dalla “Sogin”, dalle aree considerate sono escluse le aree vulcaniche attive o quiescenti, le località a 700 metri sul livello del mare o ad una distanza inferiore a 5 chilometri dalla costa, le aree a sismicità elevata, a rischio frane o inondazioni e le ‘fasce fluvialì, dove c’è una pendenza maggiore del 10%, le aree naturali protette, che non siano ad adeguata distanza dai centri abitati, quelle a distanza inferiore di un chilometro da autostrade e strade extraurbane principali e ferrovie;

 

–          La  Sardegna secondo tutti i piani connessi e richiamati presenta alcune importanti caratteristiche di compatibilità con i criteri indicati e le simulazioni geosatellitari confermerebbero tale giudizio;

 

–          Sono perciò evidenti le circostanze che avvalorerebbero la possibilità per cui il governo nazionale possa indicare la Sardegna come sede del “deposito nazionale di scorie nucleari”, considerata la ampia presenza di aree non urbanizzate ed a bassa densità abitativa e lo scarso rischio sismico;

 

–          La mappa consegnata dalla Sogin all’Ispra è inspiegabilmente secretata, a tutti i livelli istituzionali, negando così la possibilità ai governi regionali, ai livelli parlamentari, alla cittadinanza di poter sapere quali territori sono stati individuati in via preliminare per la costruzione del deposito nazionale;

 


considerato che:

 

–          In Sardegna grava il 64% delle servitù militari italiane e qui sono ubicati dal 1956 i tre poligoni militari più grandi d’Europa, depositi sotterranei di armi e munzioni, polveriere e aree militari; questa considerazione dovrebbe – in via di esercizio di un normale buon senso – lasciar dedurre il fatto che un prezzo rilevante sia già stato abbondantemente pagato dai sardi e dalla Sardegna al cosiddetto interesse nazionale;

 

–          L’assessore regionale all’Ambiente Donatella Spano e il Presidente della Regione Sardegna Francesco Pigliaru hanno già fatto sapere di essere fermamente contrari all’ipotesi della costruzione del deposito nazionale di scorie nucleari in Sardegna, così come tutte le principali forze politiche rappresentate nel parlamento nazionale e nel Consiglio Regionale della Regione Autonoma della Sardegna;

 

–          a testimonianza della contrarietà diffusa nei confronti di questa ipotesi va ricordato che il 15 e 16 maggio del 2011 i sardi si sono espressi attraverso un Referendum consultivo mediante il quale si chiedeva di esprimesi sulla presenza in Sardegna di Centrali nucleari e siti di stoccaggio di scorie radioattive: il Referendum ha raggiunto un quorum del 60% (887.347 sardi al voto) che per il 97,1% (848.691 sardi) ha detto NO a centrali nucleari e siti di stoccaggio di scorie nell’Isola;

 

–          I sardi, attraverso il voto popolare e la democrazia diretta, hanno quindi deciso di non mettere a disposizione la loro terra, che vivono e lavorano quotidianamente, per la costruzione di impianti di stoccaggio o depositi di scorie nucleari;

 

–          Sono particolarmente estese le aree in Sardegna individuate anche dal governo nazionale da sottoporre a bonifica e riconversione ambientale, per cui sarebbe incomprensibile aggiungere ulteriori servitù potenzialmente inquinanti;

 

:-

 

–          Se il governo, non ritienga di dare possibilità di accesso pubblico agli atti consegnati da Sogin a Ispra, innanzitutto ai parlamentari e alle massime istituzioni regionali;

 

–          Se ritengano di poter chiarire in via formale il fatto che la Sardegna – che ha deciso di non accettare depositi e centrali nucleari con referendum popolare – sarà esclusa da qualsiasi ipotesi di destinazione di rifiuti nucleari radioattivi;