Interpellanza sul settore tessile nella Sardegna Centrale

In cinque anni – tra il 2008 e il 2013 – nella Provincia di Nuoro è scomparso il settore tessile, circa 1500 persone, fra Legler, Queen, Ft Calze e Alsafil, hanno perso il posto di lavoro e si sono ritrovate ricacciate nell’inattività e in una condizione drammatica di assenza di prospettive.

Dal primo gennaio di quest anno i primi 300 di questi hanno perso la copertura, fin li garantita seppur con gravissimi ritardi nei pagamenti, del beneficio degli ammortizzatori sociali. A far data dalla metà del 2016 nessuno di essi ne beneficerà più.

Tutto ciò avviene in un contesto di assordante silenzio delle Istituzioni democratiche e di diffusa rassegnazione della popolazione locale.

Dal 2008 ad oggi nessuno progetto di riconversione che avesse le caratteristiche della concretezza e della longevità si è mai proposto né tantomeno realizzato.

Una condizione esplosiva che non può più essere taciuta, presa sotto gamba o ignorata.

Perciò – anche in seguito all’incontro di ieri (2 marzo) a Nuoro, svoltosi presso la sala consiliare della Provincia con le rappresentanze istituzionali del territorio e dei lavoratori del tessile – ho depositato un’interpellanza urgente.

Michele Piras
Deputato Sinistra Ecologia Libertà

 

Il testo dell’interpellanza

Interpellanza al Ministro del Lavoro

Sul caso dei lavoratori e delle lavoratrici del settore Tessile nella Provincia di Nuoro

Premesso che:

– la Sardegna è una delle Regioni maggiormente colpite dalla crisi economica più lunga e dolorosa che la Storia del Paese abbia conosciuto, crisi globale che si è abbattuta su un sistema produttivo storicamente fragile, esogeno, da sempre segnato da un pesantissimo gap infrastrutturale (trasporti interni ed esterni, servizi, energia, viabilità) e dall’intervento pubblico a sostegno del mantenimento della produzione;

– l’industria sarda ha subito – a cavallo fra gli anni ’80 e gli anni ’90 – un costante arretramento e nella prima decade del XXI secolo ha conosciuto un violentissimo processo di desertificazione produttiva, che ha definitivamente annichilito settori di produzione industriale ormai storici, determinando costi sociali pesantissimi ed un lascito di disoccupazione assolutamente preoccupante in una fascia di popolazione compresa fra i 35 ed i 55 anni;

– i processi di razionalizzazione della spesa pubblica ed i tagli di bilanci e servizi. diventati sempre più pesanti negli ultimi decenni, hanno certamente concorso in maniera decisiva all’ulteriore impoverimento – ormai generalizzato – della popolazione e ridotto ai minimi termini la capacità degli Enti locali e della Regione di intervenire per calmierare gli effetti della crisi e per costruire percorsi nuovi di sviluppo;

– al costo sociale si agginge il costo ambientale ereditato dalla produzione industriale in molti territori, piaga non sanata in alcuna maniera, nemmeno laddove operava l’industria di Stato e la mano pubblica più in generale;

– Il settore tessile in Sardegna venne impiantato prevalentemente nella zona della Provincia di Nuoro che ricade fra l’area industriale di Tossilo (Macomer-Borore), quella di Ottana, quella di Siniscola (nel nord della Provincia) settore che – a partire dagli anni ’70 ha diffuso un relativo benessere nel territorio e possentemente contribuito a trasformarne il tessuto sociale. Con il tessile si compie il passaggio definitivo di una molteplicità di piccoli centri urbani dalla prevalenza del comparto agropastorale a un tessuto fortemente segnato dall’industria e dai servizi;

– Nel 2008 ha chiuso la Legler (Macomer, Ottana, Siniscola) ed il licenziamento di circa 1000 lavoratori è stato avviato nel gennaio 2012;

– Nel gennaio del 2012 è fallito anche il calzificio Queen (Borore), la procedura di licenziamento per i 300 lavoratori circa (100 erano già stati licenziati dopo la crisi del 2007) si è avviata nel luglio 2013;

– Nel gennaio 2013 ha chiuso Alsafil e a dicembre dello stesso anno FT calze, una vera e propria ecatombe in un lasso di tempo brevissimo;

– Allo stato attuale, nella Provincia di Nuoro il 74% circa della forza lavoro risulta inattiva;

– In tutta l’Isola sono circa 27mila i lavoratori e le lavoratrici che – a vario titolo – fin qui beneficiano di una forma di ammortizzatore sociale, persone che hanno perso il lavoro e che – peraltro – da mesi non vedono corrisposto questo loro diritto;

– Nella Provincia di Nuoro già 300 lavoratori dell’ex comparto tessile hanno perso la copertura a decorrere dal 1 gennaio di quest anno, altri 600 la perderanno dal 31 dicembre pv, gli ultimi 100 lo perderanno dalla metà del 2016;

– Il nuorese è una vera polveriera sociale, segnata da una preoccupante rassegnazione e da una montante rabbia, nel quale le possibilità concrete di un reimpiego duraturo sono ridotte al lumicino;

Considerato tuttavia che:

– la Provincia di Nuoro si caratterizza per una molteplicità di ricchezze ambientali (anche a rilevanza turistica: mare e montagna), archeologiche, storiografiche, artigianali, cooperativistiche, identitarie, enogastronomiche, vitivinicole, tessili, agricole e pastorali, culturali e linguistiche;

– le infrastrutture dell’industria dismessa e delle aree industriali che la ospitarono costituiscono un patrimonio materiale ed immobiliare che sarebbe colpevole abbandonare ulteriormente al degrado;

– le competenze delle maestranze inattive, le intellettualità presenti sul territorio o originarie di esso, le competenze artigiane ed agricole, un tessuto associativo particolarmente sviluppato, rappresentano una potenzialità sulla quale costruire un nuovo sviluppo per il territorio;

Per sapere:

– se il Ministro sia a conoscenza della gravissima condizione nella quale versano la Sardegna centrale in generale ed i lavoratori del settore tessile in particolare;

– quali azioni intenda intraprendere per corrispondere gli arretrati degli ammortizzatori sociali dovuti;

– quali azioni intenda intraprendere per la valorizzazione di questo territorio e per ridurre il preoccupantissimo tasso di inattività e l’elevatissimo tasso di disoccupazione.

 

PIRAS