No Trident Juncture: aderisco alla manifestazione

Aderisco alla manifestazione di Cagliari del 31 ottobre prossimo, organizzata per protestare contro la Trident Juncture e l’occupazione militare dell’Isola; pur non potendo essere fisicamente presente lo sarò con il cuore e la testa, perché credo che in un mondo carico di paure come quello nel quale viviamo, segnato dal moltiplicarsi di guerre e conflitti regionali, servano parole, missioni, economie ed esercitazioni di pace e sia prioritario porre il tema del disarmo nucleare e convenzionale.

In questi termini non hanno alcuna rilevanza le rassicurazioni degli Stati maggiori delle forze armate, né rasserenano le testimonianze dei membri dell’Assemblea parlamentare della Nato che hanno visitato mercoledì il poligono di Capo Teulada e potuto assistere a una parte dell’esercitazione (ovviamente solo a ciò che gli si è voluto mostrare).

Il nodo sta altrove: nella necessità di costruire trame di dialogo fra popoli, culture, religioni e nazioni. Nel disarmare la guerra. Nella dichiarazione netta di una Sardegna terra di pace e amicizia, quindi una terra libera innanzitutto dal peso di servitù e poligoni militari. Nell’individuazione di una exit strategy seria, certa, concreta e coerente, che garantisca la pronta bonifica e riconversione delle economie locali dalla dipendenza che si è costruita in sessant’anni di presenza militare.

La TJ è una ulteriore nota della rapsodia di guerra che la Nato continua a suonare dal crollo dell’Urss a oggi, una alleanza militare le cui gravi responsabilità stanno alla base dell’attuale stato di tensione fra Ucraina e Russia (e più in generale delle tensioni presenti nell’Europa orientale) e nel Medio e Vicino Oriente.

Per tale ragione quindi va respinta l’idea stessa di una nuova manifestazione muscolare opposta al mondo intero a monito severo di ogni disallineamento o via autonoma alla democrazia.

Trident Juncture è la storia che si ripete sotto la forma della farsa. Ed il fatto che avvenga in casa nostra una prova di guerra che si potrebbe combattere altrove non può lasciare indifferente nessuna coscienza democratica ed è un fatto che non può essere in alcuna maniera minimizzato.

Michele Piras
Deputato Sel
Membro Assemblea parlamentare Nato