Ma noi NO: l’ora dei referendum costituzionali

Nell’autunno si terranno i referendum confermativi della riforma costituzionale voluta dal presidente del Consiglio e penso che dovremmo immediatamente costruire i comitati per il No, dedicare a questo lavoro il massimo dell’impegno, perché in questa partita si giocano qualità e quantità della democrazia nel Paese.

Sul mistificatorio binomio “riforma-conservazione” Matteo Renzi ha generato un mostro che – nell’intreccio con la legge elettorale – determina un restringimento senza precedenti dello spazio democratico, sostanzialemente assegnando a un solo partito il bastone del comando: non solo il governo ma le principali decisioni che riguardano gli assetti istituzionali. Un potere enorme, senza reali contrappesi.

Ci dicono “abbiamo finalmente abolito il Senato”. Non è vero: nasce semmai un nuovo Senato, un vero e proprio pasticcio, composto da consiglieri regionali e sindaci, che conserva alcune importanti prerogative e consegna tuttavia alla Camera dei deputati (nella quale un solo partito avrà il 55% dei seggi) la maggior parte del potere decisionale, senza alcun reale equilibrio di potere. Un pericoloso pasticcio.

Si modifica ulteriormente il titolo V del testo costituzionale, aggredendo le autonomie locali, svuotandole, riducendo così anche qui il potenziale contrappeso che avrebbero potuto esercitare le Regioni e i Comuni rispetto a un potere centrale esponenzialmente accresciuto.

Ci diranno “siete dei conservatori”. Non è vero, per la semplice ragione che ciò che realmente questo Paese dovrebbe superare, cambiare, rinnovare, con questa riforma verrà rafforzato.

La riforma costituzionale è il suggello di un biennio che ha scardinato in profondità il sistema paese, che attraverso la riforma elettorale, quella del lavoro, della scuola, della rai, ha segnato un elemento violentissimo di “verticalizzazione” del processo decisionale in ogni ambito sociale e politico.

In un Paese che avrebbe bisogno di maggiore democrazia, di partecipazione dei cittadini e rinnovamento, di estendere la sfera dei diritti civili e sociali, si è deciso di fare l’opposto. Lo si è fatto scientificamente, assecondando l’idea secondo la quale la democrazia è un sostanziale impiccio per il buon andamento dello Stato e per il libero dispiegarsi dei fattori di mercato.

Lo ha fatto il Partito democratico. Lo ha fatto insieme a Alfano, Verdini, Bondi. Lo ha fatto utilizzando i voti di Forza Italia quando sono serviti. Lo ha fatto in maniera prepotente, a strattoni, senza ascoltare, a testa bassa, cooptando nell’area di governo i cosiddetti “moderati”, settori ampi di centrodestra e poteri forti.

E di fronte a questa possente azione controriformatrice, che risucchia conquiste e spazi democratici in nome di una presunta innovazione, non si può assumere un atteggiamento passivo o neutrale, non si può restare a guardare senza pensare alla Repubblica che sarà, se non scongiureremo il tentativo di manomettere la Carta costituzionale.

Costruiremo insieme ad altri i Comitati referendari per il No. Lo faremo convinti della necessità del cambiamento, ma di un cambiamento che non può essere sottrazione di democrazia, di un cambiamento che metta al centro i buoni diritti delle persone.

Lo faremo consapevoli che la propaganda renziana sarà violentissima, ma convinti di essere dalla parte giusta. Quella della democrazia.