Annotazioni (cosmopolitiche) a piè di pagina. È compito della Repubblica, è compito della Sinistra

Che c’è di nuovo? Chiede twitter all’utente. A cosa stai pensando? Chiede facebook. Bene egregio signor twitter: c’è di nuovo che a Roma la tre giorni di cosmopolitica ha messo insieme migliaia di volti (giovani e meno giovani), storie (antiche e future), passioni, fragilità, idee, laboratori, un nome e un simbolo provvisori, la proposta di un congresso a dicembre per un nuovo partito della sinistra, una carta fondamentale dei valori, un percorso di adesione, una piattaforma che superi il divario digitale fra di noi (commo.org) e che mette a disposizione spazi di discussione, democrazia partecipativa e deliberativa per la comunità che esiste e che costruiremo insieme. E se tutto questo vi pare poco…

Bene signor facebook, sto pensando che stavolta ci siamo e che finalmente anche uno come me – che di partenze, brusche cadute e ripartenze (nel frattempo) ne ha viste un po’ – sente rinascere una speranza. La possibilità o il sogno di non omologarsi e ricostruire una comunità aperta, una cassetta degli attrezzi, uno spazio ampio dove esprimere (e far valere) la necessità di cambiare il mondo, a partire dalla società, dallo spazio nazionale e territoriale nel quale esistiamo, soffriamo, gioiamo. E anche questo così poco non è.

La sinistra non è mai stata così sospesa, fra il rischio di una definitiva marginalizzazione e il rilancio. Fra la testimonianza e la rinascita spagnola, greca, portoghese, britannica e persino statunitense.

Chi l’avrebbe mai detto che nel tempio del capitalismo mondiale Bernie Sanders, classe 1941, avrebbe conteso – a testa alta – le primarie democratiche alla Clinton (ai Clinton). Chi avrebbe mai scommesso su uno come Pablo Iglesias, così giovane e con quel codino così hard rock stile anni ’80. Chi avrebbe mai detto che un vecchio leone come Jeremy Corbyn sarebbe diventato segretario di uno dei più grandi e anziani partiti della socialdemocrazia europea e che avrebbe preso i voti dei sedicenni e dei diciottenni. E chi avrebbe mai scommesso su Tsipras e Syriza, un partito della (cosiddetta) sinistra radicale al governo della Grecia.

Radicale. Non estremista. Appunto. Capace di andare alla radice delle questioni e delle laceranti contraddizioni del capitalismo, quelle irrisolte che il neoliberismo ha reso nuovamente evidenti, anche alle donne e agli uomini d’Europa. Da decenni sempre più poveri, più soli, meno felici. Capace di immaginare una stagione di governo che veda protagoniste le persone, senza mediare sui loro diritti.

La sinistra per il lavoro, il reddito minimo. La sinistra per la democrazia, la Costituzione. La sinistra per la conversione ecologica, dell’economia e del quotidiano. La sinistra per la pace, per la conversione pacifica dell’economia e pronta a combattere il terrorismo e contro la guerra. La sinistra dei corpi e dei sentimenti. La sinistra per la libertà, per i diritti degli esseri umani, da qualsiasi parte del mondo essi provengano, qualsiasi dio essi venerino o non venerino, qualsiasi orientamento sessuale essi abbiano. La sinistra per la socialità, per l’accoglienza e l’inclusione. La sinistra per l’uguaglianza e per il riconoscimento di ogni diversità e specificità.

Colore, calore, colore e calore. Due partite, i referendum, sulle quali stare subito in campo: no alla riforma costituzionale, no alle trivelle.

E già, cari miei signor twitter e signor facebook, per saper dire si bisogna anche dire qualche no, avendo il coraggio di guarda il nemico dritto negli negli occhi. Perché siamo gente ferita, fragile, arrabbiata, qualche volta umiliata, ma abbiamo dignità da vendere e perché dignità chiediamo: per i ricercatori precari, per le partite Iva, per i disoccupati, i lavoratori, le donne, i migranti, gli omosessuali, gli insegnanti e gli studenti, i pensionati e gli esodati, per i cooperanti e i volontari, i malati d’amianto e gli operai meccanici, per i migranti e per i popoli del medio e vicino Oriente, per gli oppressi di ogni angolo del Pianeta.

Ci siamo divisi, ci hanno divisi. Ci siamo ritrovati e finalmente si parte per questa nuova avventura. Avremmo bisogno certamente di tutto il nostro entusiasmo, della nostra intelligenza, della nostra forza, diceva Nino Gramsci (che in fatto di slogan trovo sempre più affascinante di Matteo Renzi).

Ma ci siamo assegnati un compito “storico”, quello di riorganizzare e ricostruire il campo politico della trasformazione della società. Quindi siamo anche umili e consapevoli delle difficoltà che ancora ci sono, delle diffidenze (e differenze di analisi e pratiche) fra di noi, che ancora sopravvivono sulle lacerazioni del passato. Ma come per gli indiani pellerossa la terra, per noi la sinistra non è una eredità ricevuta dai nostri padri, semmai un prestito dei nostri figli. Che dovremmo restituire, sapendo che sono loro il nostro obiettivo, non la conservazione di noi stessi e di ciò che siamo, non il nostro dito (medio) se dobbiamo guardare alla luna.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

È compito della Repubblica, dice la Costituzione. È compito della Sinistra, diciamo noi.