MINNITI-ORLANDO SUI MIGRANTI: IO NON LO VOTERÒ

Ci tengo a dirlo oggi – io, nato in Germania e figlio di immigrati – ad esito del voto al Senato che ha visto approvare il cosiddetto decreto Minniti-Orlando in materia di sicurezza e migranti, che ritengo sbagliato il voto favorevole espresso dai miei compagni senatori di Art.1-Mdp e che – in assenza di radicali mutamenti nel passaggio alla Camera – io non lo voterò.

Condivido infatti le considerazioni svolte dal senatore Luigi Manconi sul merito e lo spirito del provvedimento che, cancellando un grado di giudizio (il grado d’appello) nel procedimento di richiesta di protezione internazionale da parte dei migranti, introduce una discriminazione di carattere etnico nel nostro sistema giuridico, una sorta di tribunale speciale per migranti, istituito in ragione di una motivazione pur nobile come quella della riduzione dei tempi di attesa.

Il decreto peraltro ripropone i Centri di identificazione ed espulsione, seppur sotto nuova denominazione (Cpr) ma ispirati dalla medesima filosofia detentiva e tendenzialmente disumanizzante, per quanto appellandosi a un generico standard di dignità che dovrebbe essere garantita (anche se non si capisce bene come e da chi, vista l’esperienza fin qui maturata).

Lo spirito della legge. Ecco, appunto. Ancora una volta si opta per un binomio sicurezza-migranti, prevale l’idea di un intervento sulla questione immigrazione di carattere contenitivo, una visione della vicenda da ordine pubblico, invece come grande questione di accoglienza, inclusione ed opportunità.

È un provvedimento ispirato da una logica che si comprende bene, ma che trovo inaccettabile, sbagliata ed in piena continuità con il passato. Non solo dei Governi che si sono succeduti in questa legislatura, ma persino dei precedenti. Un provvedimento che purtroppo strizza ancora una volta l’occhio a una certa pancia della società, che affronta il tema dei migranti senza lungimiranza.

La stessa logica che pervade il cosiddetto Memorandum recentemente siglato dal nostro Paese col governo libico.

Mi auguro perciò una grande discussione e un grande lavoro del mio gruppo alla Camera, per cambiare questo provvedimento, per segnare un profilo che, secondo me, a sinistra è imprescindibile: quello dell’umanità, della giustizia, di una società migliore, più ricca e multiforme, nella quale si è uguali. Nella quale si è uguali perché diversi. Nella quale la diversità è una ricchezza.