IL DOCUMENTO DEL FORUM DELLE IDEE DI SEL

FORUM REGIONALI DELLE IDEE

Un’altra Sardegna è possibile

Per una finanziaria regionale alternativa

Nuoro, 9 dicembre 2011

DOCUMENTO DI SINTESI

 

 

1. CRISI E RESPONSABILITA’ – La Sardegna attraversa una crisi economica e sociale profonda e senza precedenti. La gravità è accentuata dal fatto che la politica regionale e, in particolare, la maggioranza di centro-destra, non è in grado di dare alcuna risposta ad un’Isola che avrebbe bisogno di una guida autorevole e competente. Sul tavolo politico-istituzionale restano irrisolti problemi che, nel corso degli ultimi anni, si sono moltiplicati a dismisura. Non si può aspettare ancora, il compito di chi è oggi all’opposizione è di costruire una piattaforma programmatica alternativa a quella avversaria, ispirata ai principi fondativi di SEL: lavoro, sviluppo economico e sociale nel rispetto dei principi di eguaglianza sostanziale e solidarietà, tutela dell’ambiente e del territorio, partecipazione democratica. Queste sono le nostre idee: si tratta di elaborarle nel modo giusto per proporre quel cambiamento forte, radicale, credibile, che si fonda sulla buona politica e sul rinnovamento profondo della classe dirigente.

 

2. RIFORME ISTITUZIONALI E RINNOVAMENTO DELLA POLITICA – La proposta di legge finanziaria presentata dalla maggioranza regionale di centro-destra è la dimostrazione della totale sciatteria e incapacità politica di chi ci governa. Il punto vero è che non è possibile proporre una finanziaria credibile se prima non si affrontano e si hanno chiari i tanti problemi centrali, pregiudiziali e impellenti:

a) La vertenza entrate. L’insipienza politica della maggioranza ha trascinato fino ad oggi, senza risolverla, una vertenza che sottrae alle casse della Regione 1 miliardo e 600 milioni di euro. La nostra proposta sarebbe utilizzare una parte di questi soldi per compensare i tagli subiti, dalle diverse manovre nazionali, dagli enti locali, e consentire in tal modo il mantenimento dei servizi essenziali per i cittadini.

b) Il patto di stabilità. Pur in una fase difficile come questa non si può pensare di mollare la presa con lo Stato, ma al contrario dobbiamo pretendere da quest’ultimo l’apertura di una trattativa rapida per raggiungere un’intesa su una deroga – tecnicamente possibile – al patto di stabilità e liberare così risorse astrattamente disponibili ma in concreto non spendibili.

c) chiarezza del bilancio. L’attuale disciplina legislativa regionale non consente di avere un quadro chiaro e leggibile della situazione finanziaria regionale. Si deve intervenire al più presto per ripristinare il bilancio di cassa e consentire una suddivisione delle voci per centri di spesa.

d) fondi comunitari. Bisogna ad ogni costo accelerare la spesa dei fondi comunitari e, contemporaneamente, monitorare in parallelo, per una gestione più efficace e adeguata, le spese che insistono sui diversi fondi comunitario, statale e regionale;

e) la riforma dello Statuto e della legge statutaria. A dieci anni dalla riforma del Titolo V della Costituzione la Sardegna non è riuscita ad approvare né il nuovo Statuto, né la legge statutaria: due omissioni gravissime che determinano una situazione di incertezza quanto alle competenze che la Regione può esercitare, oltre ad una perdita di credibilità istituzionale delegittimante di fronte allo Stato e alle altre Regioni. È più che mai urgente rimettere mano alla legge fondamentale regionale per costruire una Regione forte e dotata di poteri che, da un lato conservino e rivalorizzino il senso della nostra specialità, e dall’altra consentano di governare la crisi economica e sociale devastante di questi anni.

Dal punto di vista procedurale, è fondamentale, nella scrittura del nuovo Statuto, coinvolgere attivamente le forze sociali e culturali dell’Isola. L’idea che dobbiamo portare avanti è quella di una prossima legislatura costituente: proporre ai cittadini sardi di darci la fiducia non solo per governare, ma anche per riscrivere le regole comuni.

f) una nuova legge elettorale. La legge elettorale regionale vigente è l’esito di una disciplina transitoria che risale al 2001, è tempo di riscriverla affinché la Sardegna eserciti doverosamente la propria competenza e affermi nella nuova legge il principio democratico e le pari opportunità. L’abolizione del c.d. listino, tra le tante ipotesi, può essere uno dei presupposti minimi di intervento.

g) le manovre Tremonti e Monti. A partire dal 2012 subiremo l’impatto terribile delle manovre dei Governi Berlusconi e Monti, che produrranno effetti devastanti sulle categorie più deboli della società, ma anche su quelle medie. I comuni subiranno tagli pesantissimi, che rischiano di ridurre in maniera significativa le prestazioni sociali, culturali, ecc. La manovra finanziaria regionale non può ignorare tali ricadute sul tessuto sociale sardo.

h) la questione delle province. La riforma delle Province sarde può essere un’occasione per discutere, in maniera complessiva, del nuovo assetto istituzionale della Sardegna. SEL si è espressa contro il taglio indiscriminato dell’ente provincia, ma a questo deve aggiungersi, appunto, una proposta più generale di riordino dell’organizzazione e delle funzioni della Regione e degli enti locali. Possiamo ribadire, comunque, che le province costituiscono un ente intermedio tra comuni e Regione di importanza fondamentale. Sul punto sarà importante che il Forum provi ad elaborare delle iniziative e degli approfondimenti appositi.

i) pari opportunità, ricambio generazionale, primarie a tutti i livelli. È, in questo elenco, l’ultimo dei punti anche se, forse, il più importante. Infatti, la credibilità di SEL nel proporre le idee e i cambiamenti qui sopra e più sotto riassunti, dipende dalla forza con la quale si porteranno avanti gli obiettivi sui quali si è basata la nascita e la crescita del partito: il rinnovamento generazionale della classe dirigente e la piena affermazione della parità di genere in politica e dentro i partiti, ma più in generale in ogni campo della vita sociale ed economica. Sono due battaglie di vitale importanza per la Sardegna e, più in generale, per l’intero Paese.

Siamo convinti che, tra i mezzi per realizzare questi obiettivi, vi è la necessità di rendere obbligatorie le primarie a tutti i livelli. È uno strumento, come ben sappiamo, di grande partecipazione politica, da portare avanti anche con l’approvazione di un apposito regolamento regionale, che potrebbe essere applicato, ad esempio, per le prossime elezioni regionali e nazionali.

 

3. LAVORO E SVILUPPO – La Legge Finanziaria regionale, allo stato dei fatti, costituisce un documento carente e difficilmente emendabile.

a) E’ vuota dal punto di vista dei contenuti soprattutto in relazione ai temi del lavoro e dello sviluppo.

Non è presente alcun intervento di natura anticiclica per combattere la crisi o per attenuarne gli effetti, il cui costo la nostra regione continuerà a vivere, forse anche in modo più drammatico, nel corso del 2012. Il fatto che l’intento sia esclusivamente difensivo e che non ci sia alcuna idea di come reagire alla crisi è palese fin dal titolo dell’articolo dedicato: “disposizioni nel settore sociale e del lavoro”, dove sono riportate sia misure a favore dei lavoratori – anche quelli appartenenti alle categorie del disagio (per esempio gli ex detenuti) – misure più prettamente assistenziali, come il finanziamento di programmi a favore di persone con gravi disabilità, che poco hanno a che fare, se non integrati, con le politiche del lavoro.

Di fatto, resta del tutto svuotata la L.R. n.20/2005. Anche per quanto attiene il sistema dei servizi per il lavoro, che attende – detta della legge – “un’organica rivisitazione della disciplina”. In verità, il problema, prima della valutazione stessa dell’efficacia dei servizi erogati è nella solidità degli assetti organizzativi, affidati per intero nei servizi specialistici, e quindi maggiormente caratterizzanti, a operatori precari. La Regione non è riuscita ancora a superare la fase sperimentale semplicemente perché si è voluta prolungare all’eccesso l’utilizzo di risorse comunitarie del FSE invece di rendere ordinario la struttura di erogazione del servizio oltre che la funzione! 9,5 milioni di euro destinati agli interventi da individuare nel piano del lavoro. Il Piano del lavoro è stato elaborato senza un minimo di analisi di contesto, ma con una semplice assemblaggio di misure già in essere e qualche colpo di genio estemporaneo.

L’unica misura di politica attiva del lavoro pare essere il finanziamento di un programma sperimentale di formazione, ricerca e inserimento lavorativo, strumento per altro già previsto dall’art. 43 della L.R. n. 20 e mai attivato. In ogni caso, questo strumento presuppone che vi siano posti di lavoro disponibili, ma non ricoperti per inadeguatezza dell’offerta dal punto di vista della conoscenza del mercato del lavoro, delle competenze disponibili (la formazione) o nell’affidabilità (l’utilizzo di strumenti di inserimento professionale, che poi sono i Piani di Inserimento Professionale o i Tirocini Formativi e d’Orientamento, PIP e TFO).

Infine, dovrebbero essere definiti almeno i tempi di soluzione del problema dei CSL, quindi va bene il rifinanziamento nelle “more” della rivisitazione del sistema, ma questa rivisitazione deve avvenire entro l’anno in cui si rifinanzia, in modo tale da non essere nelle solite condizioni il prossimo anno.

b) E’ finta. Non prende in considerazione, come ricordato più sopra, la vertenza delle entrate, il cui esito modificherebbe in modo sostanziale e consistente la stessa natura della manovra. Inoltre, non sono valutati, sia dal punto di vista dell’impatto quantitativo delle disponibilità, sia nel merito delle singole poste “coinvolte”, gli effetti delle manovre finanziarie nazionali che si sono succedute dall’estate ad oggi.

c) È opaca. Il riferimento è, in particolare, alla spendita e all’appostazione dei Fondi POR, per cui è difficilmente comprensibile non soltanto la ratio che sottende, ma più in particolare quanto e dove si utilizzano le risorse comunitarie. Questo è naturalmente un tema che attiene ai principi di trasparenza dei bilanci pubblici su cui è necessario produrre un cambiamento regolamentare.

d) La Sardegna riparte da sé. Trasformare la nostra Regione in una grande piattaforma attrattiva. La doppia valenza del titolo del “Libro”, che il Forum intende scrivere, spiega le motivazioni emerse nel confronto svoltosi durante il Forum. Riparte da se stessa, significa naturalmente che la nostra regione deve trovare nei propri grandi asset di risorse la leva per guardare al futuro. Riparte da sola, significa che non è possibile vivere il futuro come l’attesa di un evento eterodiretto, piuttosto come la capacità di generare processi di medio termine, sorretti da una visione strategica. Dobbiamo riprendere l’ambizione di pianificare, oggi più di ieri, per la crisi in atto, per orientare il futuro nostro e dei nostri figli.

In sintesi, i capitoli di questo “Libro” in fieri possono essere così sintetizzati.

La grande filiera della cultura e dell’istruzione va innestata coerentemente sulle politiche di sviluppo. L’istruzione e la cultura come progetto di comunità. Nella contemporaneità assume sempre più valore competitivo il fattore conoscenza. Le statistiche al riguardo sulla Sardegna sono impietose: abbandono scolastico, media istruzione molto bassa, qualità degli studi in fondo alle classifiche nazionali, sono tutti fenomeni strutturali ed ormai drammaticamente consolidati. C’è la necessità di reinvertire la rotta con un grande progetto sistemico che parta dalla scuola primaria e che investa non solo tutti gli ordini e gradi dell’istruzione, ma più in generale il progetto di comunità della nostra terra.

Lo Sviluppo locale come metodo e prassi dell’azione pubblica. Bisogna restituire protagonismo alla dimensione locale, anche al fine di evitare l’inutile e dannoso centralismo regionale. Dove sono finite le politiche e gli interventi per i distretti? Che fine ha fatto la progettazione integrata che pure ha segnato un grande successo di metodo, sotto il profilo dell’emersione di tante eccellenze di territorio? E’ intenzione del Forum avviare un lavoro di inchiesta per mappare, comprendere ed interconnettere le nicchie di qualità, troppo spesso ignorate e comunque sempre sottorappresentate, con la dimensione della politica e dell’istituzione. Capire i bisogni del territorio per definire politiche di ampio respiro.

Il riposizionamento geostrategico della Sardegna in chiave euro-mediterranea. Le rivoluzioni recenti dei paesi del sud del Mediterraneo indicano una strada. Sono certamente rivoluzioni determinate dal desiderio di democrazia, ma sono anche la rappresentazione di un bisogno di sviluppo, di relazione e di scambio con la vicina sponda nord, ormai prossima sotto il profilo culturale ed antropologico. Su questo versante la nostra Regione ha una grande occasione, quella di candidarsi ad essere uno spazio di intermediazione tra sud e nord, intermediazione dei saperi e delle merci in primo luogo.

Ci ricorda J. Rifkin che la terza rivoluzione industriale è alle nostre porte, riguarda il nostro prossimo futuro. È in atto una vera trasformazione del paradigma produttivo sul piano dell’approvvigionamento e della distribuzione dell’energia. Si prospetta dinanzi a noi “un nuovo regime energetico, non più centralizzato e gerarchico, ma distribuito e collaborativo”, in cui potenzialmente tutti diveniamo produttori di energia pulita. Crediamo che la Sardegna potrà nei prossimi anni giocare la propria partita su questo versante.

Il grande tema dell’accoglienza dei migranti. Sulla quantità e sulla qualità. Il nostro sistema socio-economico ha bisogno di nuovi soggetti per mantenere un certo equilibrio, a fronte di un tasso di natalità negativo e di uno storico mercato interno troppo esiguo; ma abbiamo bisogno anche di attrarre talenti dell’altra sponda del Mediterraneo e in questo le nostre Università possono proporre un’offerta competitiva e credibile.

Solo in un quadro coerente diventa lecito immaginare, progettare e realizzare infrastrutture, materiali ed immateriali, per un progetto di sviluppo determinato.

 

4. AMBIENTE E GOVERNO DEL TERRITORIOOrganizzazione: I lavori fin’ora portati avanti dal forum Ambiente e Governo del Territorio, hanno evidenziato la necessità di trattare in maniera diffusa ed approfondita il tema dell’Ecologia all’interno ed all’esterno di SEL. L’elaborazione politica a livello nazionale risulta essere molto sviluppata ed innovativa rispetto al livello dei singoli territori.

È importante non limitarsi nell’elaborazione, ma procedere attraverso un’analisi politica a più livelli (i vari livelli presenti nel territorio regionale, regione, stato, Unione Europea) e la creazione di proposte che racchiudano il concetto di innovazione.

La discussione ha evidenziato l’importanza, in una prima fase, di collegare il progetto del Forum con l’analisi delle risorse della finanziaria 2012, rispondendo anche all’esigenza di presentare una bozza di proposte relative ed integrate al tema. Si è ragionato sulla necessità di procedere su differenti livelli:

Informazione-sensibilizzazione: stesura di materiale informativo o raccolta di materiale esistente su determinati temi, al fine di informare sia gli inscritti a SEL, che la “societá”;

Analisi politica (sui vari livelli di governance) e buone prassi;

Elaborazione di proposte: attraverso un’ analisi completa, strategica e programmatica, che riguardi anche la progettazione ed il reperimento delle risorse;

Si è sottolineata l’importanza di procedere attraverso la creazione di sottogruppi che si occupino, in base ad interessi e competenze, di temi specifici nell’ambito del Forum Ambiente e Territorio. Abbiamo identificato le seguenti aree di lavoro: a) Energia (risparmio energetico); b) Dissesto idrogeologico e messa in sicurezza; c) Bonifiche; d) Risorse idriche; e) Piano Paesaggistico Regionale (PPR e normativa di governance del territorio); f) Parchi; g) Sviluppo Rurale-Cibo-Agricoltura (spopolamento, relazione città -campagna, mantenimento biodiversità cultura e coltura); h) Trasporti e Infrastrutture; i) Ciclo rifiuti; l) Turismo Sostenibile; m) Bioedilizia; n) Attività educative formative alla sostenibilità.

In relazione al tema del Galsi, pur essendo emerse nel dibattito posizioni differenti riguardo alla realizzazione dell’opera, l’opportunità e le sue condizioni,

vi è un punto di convergenza nell’affermare che bisogna pretendere chiarezza. Il progetto non definisce le condizioni e le opportunità per la regione, mancano indicazioni e la definizione dei progetti di connessione, il costo del metano per la popolazione, da dove vengono presi i 150 milioni di euro di cui si parla nella finanziaria e a che cosa servono, etc.

Il Forum Ambiente e Governo del territorio ha altresì elaborato, a Nuoro, il seguente Manifesto del Forum: «L’economia basata sul consumo spregiudicato delle risorse si è dimostrata insostenibile dal punto di vista ambientale, economico e sociale. Una nuova economia basata sulla sostenibilità, sulla salvaguardia delle risorse ambientali sulla valorizzazione dei saperi identitari, sull’equità sociale,  su un sistema attento di pianificazione e governo del territorio, appare oggi l’unica via percorribile per garantire alla nostra ed alle future generazioni scelte che creino benessere e coesione sociale. La tutela dell’ambiente come valore intrinseco e strumentale che può creare e consolidare economie locali.

Nel Paese e nella nostra isola serve un cambio di paradigma, una nuova spinta guidata da scelte programmatiche fondate su un approccio strutturalmente differente da quello che ha caratterizzato l’applicazione di politiche basate su “modelli di sviluppo” imposti. Scelte strategiche condivise che guardino al territorio e all’ambiente come elementi centrali e trasversali nelle politiche dirette alla valorizzazione delle eccellenze e alla eliminazione delle criticità ambientali.

Il “sistema territorio” inteso come complesso e dinamico contenitore di flussi e di beni fisici e intangibili necessita di un articolato e coerente sistema di pianificazione e di programmazione in grado di garantirne la salvaguardia, la messa in sicurezza delle situazioni di rischio, il mantenimento di una biodiversità che non è solamente fisica ma anche culturale.

Il Forum contrasta fermamente la logica della norma pianificatoria che, in deroga alla  legge paesaggistica esistente, alle leggi in materia igienico sanitaria, a quella di tutela dei beni storici architettonici, produca effetti di mera speculazione edilizia».