Intervista su Sa Natzione Sarda

 

LA POLITICA E IL RILANCIO DELL’AUTONOMIA SARDA: NE PARLIAMO CON IL COORDINATORE REGIONALE DI SEL MICHELE PIRAS

SEL (Sinistra Ecologia & Libertà) è uno dei movimenti politici più dinamici dell’isola: ha la passione e la competenza di tanti giovani ma soprattutto la serietà di denunciare senza timori gli abusi alla Sardegna. Quanto hanno influito queste caratteristiche nel successo ottenuto alle primarie del centrosinistra ed in particolar modo nel consenso che tutt’ora accompagna la legislatura di Massimo Zedda a sindaco di Cagliari?

Credo che il nostro merito sia quello di aver investito in una proposta di forte innovazione, sul piano politico, su quello programmatico, lavorando sull’intreccio fra ricambio generazionale e partecipazione democratica. SEL nasce come soggetto politico atipico, irregolare, fluido, post ideologico. Più che un partito una rete di relazioni, un punto di partenza verso una nuova e più ampia soggettività della sinistra del XXI° secolo. Lo dice persino il nome, il tentativo ambizioso di ricongiungere categorie della politica che non di rado hanno fatto a pugni (si pensi solo alla storica contraddizione fra ambiente e lavoro o fra uguaglianza e libertà individuale). E per noi ecologia significa innanzitutto ripensare lo sviluppo, costruire le condizioni di una nuova armonia fra uomini, donne, ambiente, economia. Quindi anche fra le generazioni, ricominciando dal fatto che una società che esclude i giovani è non solo più ingiusta ma molto meno dinamica. In questi termini credo che SEL sia stata una componente decisiva nel rinnovamento del centrosinistra cagliaritano e sardo. Quello sciame di ragazzi e ragazze che per settimane ha colorato Cagliari ha invertito il “sogno proibito” del centrosinistra e ha creato una riconnessione sentimentale fra il centrosinistra, il suo popolo e il suo candidato a sindaco. Massimo è il perfetto interprete di questa opportunità e – cosa che più conta – lo sta dimostrando, con uno stile nuovo e con azioni di governo della città che stanno iniziando a darle una nuova conformazione.

Il 21 marzo è stata una data importante per la Sardegna: SEL, assieme ad altri partiti di maggioranza e di opposizione, ha condiviso l’Ordine del giorno presentato in Consiglio Regionale dal Partito Sardo d’Azione. Il vostro movimento condivide appieno la necessità di sottoporre a verifica la lealtà dello Stato Italiano nei confronti dell’isola?

Noi pensiamo che il patto con lo Stato nazionale si sia drammaticamente incrinato, nel disconoscimento dei diritti di questo popolo, nella torsione neocentralista che sta – nei fatti – abrogando lo Statuto d’Autonomia, nel mancato riconoscimento delle risorse necessarie a rendere praticabile una idea di sviluppo per l’Isola. Insomma, abbiamo condiviso quell’ordine del giorno perché pensiamo a una grande e necessaria stagione di riforma del patto con lo Stato, che vada nel senso di una piena sovranità del popolo sardo. Pensiamo che una più generale riforma della Repubblica non possa che partire dalle insopprimibili specificità dei territori.
Del resto anche il Presidente Napolitano ha riconosciuto la maggiore profondità della crisi sarda rispetto a quella del resto del Paese. Allora conseguentemente si riconosca la nostra specificità, le risorse e le norme necessarie a praticare una nostra ipotesi di futuro.

La riorganizzazione delle forze autonomiste e indipendentiste Sarde si giocherà sui temi delle grandi riforme istituzionali, sulla lingua Sarda, sulla cultura, sul lavoro, sulla difesa ambientale e sul contrasto ad ogni forma di discriminazione sociale nel territorio. Pur nelle opportune distinzioni di appartenenza, lei vede una possibile collaborazione su queste battaglie con il mondo dell’identitarismo Sardo?

Io penso a una sinistra di popolo, a rete, capace di mettere in connessione la complessità della società e per questa via ricostruire il terreno di una economia di pace centrata sulla riconversione ecologica, sui diritti degli uomini e delle donne, sulla cooperazione euro-mediterranea, sul disarmo, sulla restituzione dei fattori naturali e la piena qualità del lavoro e della vita. Una sinistra di questo tipo non può insediarsi a Roma e calarsi dall’alto come e’ spesso accaduto nel ‘900. Una sinistra di nuova generazione vive nel territorio e qui si misura con la dimensione concreta delle contraddizioni sociali ed anche delle potenzialità che ci sono. Penso a un popolo consapevole delle proprie potenzialità che sappia confrontarsi col mondo, con la sponda sud dell’Europa altrettanto quanto con la sponda nord dell’Africa, per progettare un nuovo modello di relazione, sviluppo, scambio fra i popoli. E poiché so che molte battaglie non sono patrimonio esclusivo di SEL ma pensiero diffuso fra i soggetti politici sardi, credo che una collaborazione sia non solo possibile ma necessaria. Del resto in parte è già così. Si pensi solamente alla vertenza Galsi.

C’è qualcosa di grottesco nella partitocrazia romana: neppure 4 mesi fa a Roma governava il centrodestra e il Governatore Cappellacci per protesta contro l’indifferenza verso i problemi dell’isola stralciò la tessera del PDL.
Una mossa ritirata di fronte alla promessa di “maggiori attenzioni” da parte di Alfano nella sua recente visita in Sardegna. Condivide anche lei la necessità di superare la stagione del rivendicazionismo per passare a quella della responsabilità e della progressiva conquista di maggiori diritti e doveri da parte dei Sardi?

Certamente. Come ho detto prima la questione centrale è proprio questa. Sovranità, autodeterminazione di un popolo. In un contesto non di separazione ma di migliore unità repubblicana. Credo anche che questa lettura sia la più congruente con lo spirito di fondo della nostra Costituzione. Sulla fiction Cappellacci Alfano stendiamo pure un velo pietoso. Peraltro la vicenda, da grottesca, ha assunto la fisionomia di una vera e propria presa in giro, non foss’altro che per il fatto che il leader di un partito che governa il Paese ininterrottamente da quattro anni non può venire qui a “promettere attenzioni”. Alfano sarebbe dovuto sbarcare in Sardegna semmai con qualcosa di più concreto, tangibile. Ed invece continuiamo ad assistere allo spettacolo indecoroso di una classe politica delegittimata, incapace di dare alcuna risposta sul terreno dei bisogni sociali, più che di rivendicazionismo si tratta di avanspettacolo. E il presidente della Regione dopo questo ennesima misera figura, dopo aver collezionato una serie impressionante di “due di picche” prima da Berlusconi, poi da Monti, oggi dal suo segretario nazionale, dovrebbe compierlo davvero un gesto di dignità, dimettendosi.
Ma sappiamo già che fine farà questo appello al buon senso.

Grazie.

A cura di Bomboi Adriano.

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U.R.N. Sardinnya ONLINE – Nazionalisti Sardi

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