Politica ed antipolitica. Rinnovamento e sovranita’

 

Attraversiamo una fase storica terribile nella quale sono i presupposti stessi del sistema democratico a rischiare un effetto di schiacciamento, costretti in una duplice e concentrica pressione: da una parte i mercati, che vivono la democrazia come un laccio emostatico al libero dispiegamento dei fattori finanziari, a una concezione di liberta’ d’impresa che ha gravemente valicato i confini del rispetto degli uomini, delle donne e della natura.

Dall’altra l’esplodere dell’onda dell’antipolitica dalle viscere di una societa’ ferita da anni di recessione, impoverimento, precarizzazione generalizzata.

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One thought on “Politica ed antipolitica. Rinnovamento e sovranita’”

  1. Analisi più che logica.
    Solitamente, si apprezza molto quando le persone sono capaci di rivedere in positivo ciò che per tanto tempo avevano messo in discussione, questo è sinonimo di grande apertura mentale e quindi di altrettanta intelligenza, ma in questa disamina portata avanti da Michele, c’è molto di più. La constatazione stessa della incapacità dei vari partiti nazionali di comprendere appieno i reali fabbisogni della gente, in questo specifico caso dei Sardi, che si lasciano trasportare dalle varie correnti di provenienza d’oltremare, per poi ritrovarsi nell’impossibilità di far valere i propri diritti che da sempre sono stati accantonati per una crisi piuttosto che per un’altra, d’altronde siamo molto lontani dalla terra ferma e di conseguenza non facciamo comodo a nessuno. Il problema, della sovranità del popolo Sardo nasce all’interno della nostro stesso essere Sardi, incapaci di ribellarci in maniera unitaria (vedi la formazione quasi costante di nuovi piccoli partitini indipendentisti) a tutti i sopprusi che da lungo tempo ci siamo lasciati scorrere addosso, facendo finta che per certi versi non potessimo intervenire per scongiurare queste ingiustizie. Probabilmente dovevamo toccare il fondo per renderci conto che siamo stati vessati per anni e che della Sardegna non importa niente a nessuno, anzi, importa tenerla nell’anonimato per creare meno fastidio possibile ai signori d’oltremare, che con piaceria sono spesso supportati dai loro feudatari in campo locale. Le azioni coraggiose di cui parla Michele, sono per esempio la determinazione nel voler andare a votare per il referendum dl 6 maggio p.v., nel quale possiamo realmente dimostrare di voler cambiare rotta, scrollandoci di dosso oneri ed enti che veramente poco hanno contribuito al progresso dei nostri territori, ma che sono stati per certi versi la nostra rovina, rallentando e spesso bloccando il processo di sviluppo che ci avrebbe consentito di emergere da questa situazione a dir poco umiliante.( Il popolo sardo ha diritto ad autodeterminarsi, a sperimentare in piena sovranita’ le proprie potenzialita’ inespresse: quelle delle tante intelligenze in fuga dalla precarieta’, quelle della collocazione euromediterranea, quelle di un ambiente naturale che dovrebbe essere considerata primaria materia di un nuovo sviluppo sostenibile, quella del vento, del sole e delle maree, che se opportunamente utilizzate darebbero la possibilita’ ad un intero popolo di vivere in una condizione di benessere.) In questa frase è racchiuso il pensiero che dovrebbe far sobbalzare le menti dormienti della nostra bellissima terra e smuoverle dall’immobilismo che le contraddistingue, creando una fortissima rivalutazione del nostro essere, per riuscire a recuperare tutte le nostre potenzialità finora inespresse. Il nostro rapporto con lo Stato Centrale non può e non deve essere di subordine, ma determinante ai fini delle scelte che solo i Sardi possono e devono fare per l’interesse del proprio territorio, scelte che da sempre altri hanno fatto per noi, senza nemmeno prendere in considerazione che siamo comunque “diversi” da loro, e per “diversi” s’intende, un isola, con tutte le sue problematiche e con tutte le sue peculiarità. L’auspicio della rinascita, passa attraverso un nuovo modo di fare politica, non più con dictat dall’alto con imposizioni personali e partitiche, ma dal basso delle esigenze del territorio e della gente, perché solo chi lo vive può capire come affrontarle e trovare le soluzioni, spesso anche con decisioni che possono sembrare impopolari, ma che mirano esclusivamente al benessere di tutti e non solo di alcuni.
    Franco Cappai
    Sezione del Psd’Az. Di Borore

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