La politica sarda è tutta da rigenerare

Risse, annunci, comunicati, nuovi partiti.
Le grandi manovre del centrodestra sardo si svolgono in un contesto sociale drammatico, cinicamente sulle esistenze dei sardi, utilizzando la seconda parte della legislatura per salvare la pelle dal declino del berlusconismo. Il governo peggiore della storia autonomistica. Il vuoto spinto come unico distintivo di questa stagione. Eppur si muove. Nei sogni di cemento di qualcuno ed anche nel quadro politico. Ilripescaggio di Cappellacci sembra essere una delle ipotesi. Front man di una nuova aggregazione politica che traduce in sardo il linguaggio del terzo polo. Rapidi movimenti e potenti sponsor agiscono la via dell’uscita conservatrice dal berlusconismo.

E le fasi di transizione non danno mai un esito prevedibile. Ognuno oggi sa cosa significò la discesa in campo dell’uomo di Arcore allorché nel 1994 sembrò a tutti certa la vittoria dei Progressisti.

Se Atene piange Sparta non ride. In tutto questo agitarsi di fronde dov’è l’alternativa? Il centrosinistra soffre di un ritardo che rischia velocemente di erodere il vantaggio della straordinaria vittoria amministrativa e dei referendum della primavera scorsa. Quasi che la bellissima avventura di Cagliari fosse già dimenticata, insieme ai suoi messaggi, ai sogni ed i bisogni del nostro popolo: un progetto politico e di governo di forte rinnovamento, una precisa idea di società e di sviluppo, un programma concreto di riforme.

La rinascita di una speranza: nella politica e nel futuro. Perché non siamo in una fase normale della vicenda politica ma nel tempo della crisi economica, delle istituzioni, della rappresentanza. E questo centrosinistra ci pare davvero troppo lento, incartato, incapace di cogliere l’attimo.

Il centrosinistra deve darsi l’obiettivo di rigenerare la politica sarda. A partire da se stesso: i giovani, le donne, i bisogni sociali e di democrazia, i problemi dei disoccupati e dei precari, il rinnovamento della classe politica, la sovranità come chiave di volta di una nuova stagione politica. Quindi profili politici, morali ed anagrafici coerenti.

In secondo luogo ritrovare la capacità di rispondere ai problemi concreti delle persone, concentrarsi sull’utilità sociale della politica e delle istituzioni.

Terzo: progettare il nuovo sviluppo e la riforma della Sardegna post autonomistica. Insieme alle forze sane della società sarda, interrogando anche il mondo e la cultura indipendentista, nazionalitaria, sardista.

Fuori dalle secche del ‘900, al centro i contenuti, l’azione riformatrice e la partecipazione democratica, senza la quale non può esistere reale rinnovamento. Perciò pensiamo che le primarie regionali andrebbero fatte subito, come concorso di idee per un nuovo centrosinistra e per la scelta degli uomini e donne che avranno il compito di far rinascere l’Isola dalla crisi, di strapparla alla spirale desertificazione-servitù. Serve uno scatto e la capacità di osare.

Anche in questo senso Cagliari è un modello da studiare.