Il prof. Macaluso e l’omosessualita’…

“Trovo assolutamente divertente ed ardita la tesi del prof.Macaluso sull’omosessualita’, un tema che evidentemente esula dalle materie specifiche di sua competenza. Infatti la storia e la filosofia evidentemente non coincidono con lo studio di cio’ che riguarda la vita, quindi la naturalita’ (o meno) dei comportamenti, cioe’ con la biologia.

Se l’omosessualita’ infatti fosse contro natura non si spiegherebbe come mai essa esista nel mondo animale. Oppure verrebbe da chiedere perche’ in alcuni ambienti culturali e religiosi venga tollerato un crimine odioso come la pedofilia e si promuovano crociate contro le coppie omosessuali o ancor più gravemente contro il riconoscimento dei diritti di tutti senza alcuna discriminazione di sesso, etnia, orientamento religioso o sessuale.

Verrebbe da dire – senza apparire blasfemi ma solamente in ossequio della verita’ che ci viene solennemente raccontata – che nemmeno la sacra famiglia di Gesu’ nazareno fu l’esempio piu’ ortodosso di famiglia nucleare ed eterosessuale. E verrebbe da chiedersi perché Gesù Cristo – a differenza dei suoi successori – non si sia mai occupato del tema.

Peraltro non si spiegherebbe come mai l’omosessualita’ sia cosi’ agevolmente rinvenibile nella notte dei tempi, nel mondo greco come in quello latino ed anche in epoche storiche precedenti, in ogni angolo del globo terrestre, negli usi e nei costumi di popolazioni le piu’ differenti tra loro sul piano culturale. Nemmeno si capirebbe perche’ questa attitudine sia sopravvissuta a violente e ripetute repressioni. Persino ai tentativi di sterminio.

Tutto ciò rinvenibile nelle tracce proprie degli studi filosofici e storici, ovvero le materie d’insegnamento dell’illustre professore del Liceo Brotzu, evidentemente non approfondite a sufficienza e quindi meritevoli di un corso di aggiornamento.

Senza in alcun modo voler offendere nessuno mi pare si possa affermare – con rigore scientifico e prove biologiche e storico-filosofiche alla mano – che l’omosessualita’ sia un espressione dell’orientamento sessuale della persona assolutamente naturale, altrettanto quanto e’ naturale un orientamento eterosessuale. Altrettanto dicasi dei rapporti sessuali e d’amore che liberamente ne conseguono“.

Michele Piras
Coordinatore regionale Sinistra Ecologia Liberta’

33 thoughts on “Il prof. Macaluso e l’omosessualita’…”

  1. Caro Michele,

    mi hanno appena informato del tuo commento.
    Permettimi di precisare che il titolo (infelice) del mio articolo sull’Unione sarda non è mio e non corrisponde al mio pensiero.
    Poi, scusa il copia ed incolla, ma ho altri impegni più importanti, trascrivo il mio ultimo breve chiarimento

    Le mie idee ad alcuni piacciono e ad altri no. Vorrei che ad essere
    attaccate fossero le mie idee, non la mia persona. Vorrei, almeno,
    essere attaccato per le mie idee e non per quelle che non ho mai avuto
    e sostenuto.
    Affermo che gli omosessuali hanno delle inclinazioni sessuali
    disordinate. È un difetto morale? Ovviamente no, perché non è frutto
    di libera scelta. Sono forse per questo diversi dalle altre persone?
    Ovviamente no: ciò non li rende migliori o peggiori degli altri. Sono
    liberi di fare quello che vogliono? Ovviamente si.
    I rapporti omosessuali, invece, in quanto atti volontari contro
    natura, sono a mio parere, immorali. Ho la libertà di dichiararlo? Per
    molti, evidentemente, no.
    Poi, rispondo al tuo unico argomento: anche se in natura si danno numerosi casi di miopia, la miopia resta sempre un difetto della vista.
    Cordiali saluti.
    Alessandro Macaluso

  2. Caro Alessandro,
    mi rendo conto che il paragone con la miopia possa essere utilizzato a piacimento. Ma il senso era un altro e credo tu l’abbia ben compreso.

    E poi la miopia sarà pure un difetto della vista ma resta sempre un fenomeno naturale. 

    La libertà e’ per me sacra e ciascuno può pensarla come vuole. 

    Quando un’opinione tuttavia (qualora anche diffusa) si scontra con la scienza e la conoscenza mi pare che si passi su un terreno assolutamente differente. Ovvero quello dell’ideologia, che certamente aiuta in alcuni casi a rendere più semplice l’interpretazione della realtà, ma che troppo spesso produce uno sfasamento rispetto ad essa, rendendo tutto artificiale e potenzialmente foriero di gravissime tragedie umane. 

    Quindi trovo anche giusto che certe opinioni possano essere accesamente contrastate. 

    Hai certamente la libertà di dichiarare ciò che vuoi, ma non puoi certo pensare che ogni risposta sia un attacco personale nei tuoi confronti. Peraltro mi chiedo come tu non tenga minimamente conto del fatto che le tue affermazioni possano essere motivo di offesa per qualcuno. Io le ritengo tali. E non credo di essere il solo.

    Mi riferisco al tuo perentorio affermare che i rapporti omosessuali costituiscono inclinazione sessuale disordinata ad esempio. E mi chiedo oltretutto disordinata rispetto a cosa? A quale ordine?

    Al fatto che un uomo e una donna possano procreare e due uomini o due donne no? Beh, constatazione banale, che tuttavia non spiega per quale ragione dovrebbe esserci disordine in una attitudine naturale. E la natura credo sia la massima espressione di ordine, snaturata piuttosto ed in molti casi dalla mano dell’uomo e dal pensiero che guidava quella mano, dai gravi danni prodotti dall’esportazione, spesso coatta delle proprie assolute, immutabili, convinzioni.

    Ed insisto che la tua argomentazione più importante – precisamente quella dell’atto volontario contro natura – e’ smentita dalla Storia, dalle culture dei popoli, dagli innumerevoli esempi collocabili in luoghi e momenti storici così distanti fra loro.

    Caro Alessandro, quando ci si espone con una opinione si compie un atto di rivendicazione della medesima, perciò stesso se ne accettano in anticipo le conseguenze. In politica e’ così e se tu non stessi facendo politica intervenendo nel dibattito sul Pride di Cagliari mi chiedo perché tanta premura di comunicare alla polis la tua personale opinione.

    Puoi pensarla come vuoi senza mettere in alcuna discussione le tue certezze. Del resto per lunghi secoli gli umani hanno pensato che la terra fosse piatta o che il sole ruotasse intorno ad essa. 

    Cordiali saluti,
    Michele Piras

  3. Mi sovviene anche un ulteriore pensiero, in merito alle tue affermazioni a commento del mio intervento.

    Se e’ sincero cio’ che affermi, ovvero che non si tratta di persone diverse – migliori o peggiori – di altri, allora perche’ si negano loro i medesimi diritti? Perche’ questo e’ il tema della manifestazione del 30 giugno a Cagliari.

    Ad esempio gli si nega il riconoscimento giuridico delle unioni, ad esempio gli si nega il riconoscimento di aggravante al reato di aggressione alla persona (riconosciuto invece per altre fattispecie giuridiche).

    Si nega sulla base della moralita’ o meno del rapporto sessuale? Allora mi si consenta di dire che cambiando l’ordine dei fattori il risultato rimane il medesimo e che si tratta di una discriminazione. E le discriminazioni ritengo siano fra le piu’ grandi manifestazioni di immoralita’ della nostra societa’.

  4. Infine ecco cancellato il paragone con la miopia, in modo da evitare che – in buona fede o meno – se ne possa fare un utilizzo equivoco.

  5. Ciao Michele,
    a cotanto prof. Macaluso (spero professore solo di nome e non di fatto) propongo un mio testo critico in merito a una performance dell’artista Nicola Mette dal titolo “Liberté, Egalité, Sexualité” svoltasi a Roma il 21 aprile di quest’anno. Buona lettura.
    Ivo

    Art. 3, comma primo
    Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge,
    senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione,
    di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

    Il primo comma dell’articolo 3 della Costituzione è così chiaro, lineare, netto e inequivocabile che, se venisse applicato alla lettera, l’Italia sarebbe veramente la patria del diritto, un Bengodi dell’eguaglianza e una terra di civiltà, non solo giuridica. Sarà per questo che uno dei dettati più belli della nostra Carta fondamentale è anche il più disatteso, quello più irriso e contraddetto nella prassi quotidiana? È, di certo, per tutti questi motivi, e per tanti altri ancora, che Nicola Mette l’ha scelto come premessa e come base teorica per la sua performance Liberté, Egalité, Sexualité: quasi un rito propiziatorio teso a materializzare una rivoluzione ancora di là da venire.
    Quattordici spose biancovestite e uno sposo (l’artista) hanno percorso i luoghi simbolo della Capitale che celebrava il suo 2.765° genetliaco suscitando meraviglia, perplessità e disappunto, auspice il forte impatto visivo, verrebbe da dire pittorico, di un neo-barocco ridondante e trasgressivo. Il corteo, multietnico e composito, con gay, etero, bisex, lesbiche e trans, rivendicava diritti e affermava la necessità, esplicitata dal titolo, di una trasformazione libertaria e liberale di una società imbalsamata da un potere politico ottuso e sordo, fuori dal tempo e dalla storia, prono verso i diktat di un cattolicesimo non meno involuto e pervasivo. Stazione Termini, Piazza del Popolo, Via del Corso, Ara Pacis, Via Condotti, Piazza di Spagna e Trinità dei Monti, Montecitorio, Altare della Patria e Colosseo, Campidoglio, Ghetto, Campo dei Fiori, Piazza Navona e, infine, Piazza San Pietro dove, un solerte funzionario italo-papalino e le forze dell’ordine, come da copione, hanno bloccato il corteo: non capivano il senso dell’iniziativa, lo sciamare di quell’algido harem di quattordici spose e uno sposo. Devono averlo scambiato per un gay pride fuori stagione o per un’irriverente e blasfema allusione al “burlesque” berlusconiano, quest’ultimo ben più tollerato nelle sacre stanze vaticane. Non ne hanno colto, o non ne ha voluto cogliere, l’approccio situazionista, spiazzante e duale, tra denuncia politica e valenza estetica.
    Un lirismo sottile e un’invereconda irriverenza hanno indotto, infatti, l’artista a profanare il virginale abito bianco della sposa e i suoi molteplici significati: epifania di purezza, di passaggio a una nuova vita e di distacco dalla famiglia d’origine, simbolo di una conquistata autonomia, almeno sulla carta, e di un confronto paritario, sempre sulla carta, con l’altro sesso, seppure in un ruolo più defilato che talvota si esplicita in una nuova e più coercitiva sottomissione. Sull’iconografia e sulla mitografia della sposa si basa, del resto, anche la morale cristiana. La stessa Vergine Maria, madre, figlia e Sponsa Christi, ne diviene l’emblema e la certificazione, tanto che la stessa Chiesa si identifica in lei. Donna, Madonna, Chiesa: temi spinosi, soprattutto se a rappresentarli è una così variegata umanità che travalica la codificata e canonica divisione tra generi. Ma sarebbe riduttivo circoscrivere l’intervento performativo nell’alveo della mera denuncia sociale e non leggerne, anche, l’aspetto prettamente estetico, lasciandosi sfuggire la rilettura di un’opera fondamentale per l’arte contemporanea come La Mariée mise à nu par ses célibataires, même di Marchel Duchamp: per Nicola Mette Le spose messe in strada dal loro (improbabile) marito, anche. Dunque, un approccio dissacratorio sia nei confronti di un simbolo fondante come quello della sposa e di tutto ciò che intorno ad essa gravita a livello sociale e religioso, sia rispetto allo stesso mondo dell’arte, mis à nu da un’altrettanta vena ironica, leggera e urticante come il tocco di una medusa.
    E, tuttavia, in questa pluralità di letture possibili, non può sfuggire anche una dimensione nostalgica, un desiderio inevaso e intrinseco al mito della sposa, un mito capace di travalicare identità sessuali e rifiuti ideologicamente connotati e, forse, proprio per tali aspirazioni recondite, pudicamente nascosto quanto arrogantemente negato. Lo sciame bianco che ha attraversato le vie di Roma in una bella giornata di primavera, si è ammantato di un’intensa carica poetica oltre le intenzioni dell’artista, per una poesia meravigliosamente rappresentata dai versi di Fabrizio De Andrè nella canzone Khorakhanè:

    ora alzatevi spose bambine

    che è venuto il tempo di andare

    con le vene celesti dei polsi

    anche oggi si va a caritare

    A caritare un’agognata laicità e il diritto a un’affettività condivisa e riconosciuta.

    Ivo Serafino Fenu

    http://www.facebook.com/media/set/?set=a.3477772236645.145892.1641437113&type=3

    1. Sig. Fenu, guardi che quando la Costituzione parla di uguale dignità senza distinzione di sesso si riferisce alle eventuali discriminazioni tra uomo e donna, non parla degli atti omosessuali e soprattutto non dice che l’ordinamento giuridico debba considerare qualsiasi rapporto sullo stesso piano. Le persone omosessuali, dal canto loro, ovviamente non devono subire discriminazioni, sempre in quanto uomini o donne.

  6. Egr. Prof. Macaluso,
    ho letto il suo articolo sull’Unione Sarda e il suo commento su questo sito.

    Devo dire che io la ringrazio! La ringrazio innanzitutto per il tempo dedicato a scrivere su queste pagine, nonostante sia oberato di impegni come prontamente ci segnala all’inizio del suo commento.

    Ma la ringrazio ancor di più per quanto lei scrive, le sue sono parole che ci danno la sveglia e ci riportano alla realtà.

    Troppo spesso cadiamo in un torpore intellettuale che ci allontana dalla vita di tutti i giorni, e ci fa crogiolare in una sorta di autocelebrazione o autocompiacimento.

    Ma per fortuna adesso è arrivato lei, Il Prof. Macaluso che ci risveglia e ci fa comprendere quanto siamo ingenui nel pensare che certe idee siano ormai morte e sepolte, il Prof. Macaluso che ci fa rendere conto quanto siamo lontani dal vero quando crediamo di vivere in una società in cui tutti dovrebbero essere veramente uguali con stessi diritti e doveri e di essere finalmente riusciti a sconfiggere qualunque discriminazione.

    Grazie per averci riportato alla realtà.

    E la realtà è questa, che quando si esprimono certe opinioni discriminatorie, anche se dichiarate essere esclusivamente personali, in realtà queste incidono fortemente nella società in quanto portate su un piano ideologico e soprattutto pubblico (pagine di giornali).

    Quindi dalla semplice opinione personale si passa al far politica, al voler influenzare (consciamente o no) l’opinione pubblica, e principalmente all’offendere quelle persone che sono oggetto della discussione.

    La mia non è una critica nei confronti della sua persona (non mi permetterei mai, io non la conosco), ma è una critica verso quella che ormai, per sua esclusiva scelta, non è più un’opinione personale espressa magari tra amici al bar davanti ad un bicchiere, ma è diventata l’espressione pubblica di un suo pensiero, è quindi diventata una sua modalità di far politica.

    Grazie per i due minuti dedicati alla lettura di questa mia, spero che l’aver trascorso in tal modo questo suo tempo non incida negativamente sulla buona riuscita di tutti i suoi ben più importanti impegni.

    Giorgio Capra

  7. Io condivido le tesi del prof. Macaluso sulla intrinseca immoralità degli atti omosessuali. L’unica cosa che mi da fastidio è che debba sempre precisare che “ha tanti impegni”, “ha tante cose da fare”, “ha cose più importanti da fare”. Ecco, questo da parte sua è davvero una grande maleducazione.

    1. Lei ha ragione,
      scrivendo che ho altre cose più importanti da fare mi sono comportato da cafone. Chiedo scusa a Michele e a gli altri. Grazie a lei per avermelo fatto notare.
      Cordiali saluti.

      Alessandro Macaluso

  8. Pienamente concordando su quanto già scritto da Michele Piras e dagli altri che hanno commentato prima di me, trovo molto ideologica la posizione del Prof Malacuso…Con che diritto si arroga il diritto di ‘definire’ ordinamento sessuale disordinato? Posizione non solo moralmente criticabile, ma senza fondamento scientifico…a tal fine inviterei il Prof a darsi una leggiucchiata al DSM, la’Bibbia’ della psichiatria…l’omossesualità guarda caso è stata rimossa nel lontano 1973… Se si vuole essere omofobi, almeno si eviti di dare basi oggettive inesistenti alla propria posizione

  9. Caro Prof. Macaluso,
    è decisamente singolare la tesi che lei porta a sostegno della sua affermazione sulla innaturalità dei rapporti omosessuali (cito testualmente dall’articolo dell’Unione): “Del resto che i rapporti omosessuali siano contro natura è una constatazione, dato che è evidente che l’uomo e la donna siano sessualmente complementari e che solo dalla loro unione potrebbe nascere una nuova creatura.”

    Quindi mi dice che i rapporti omosessuali, e di conseguenza il matrimonio civile tra omosessuali o il riconoscimento legale di una loro unione di fatto, dovrebbero essere vietati perché viene a mancare quell’elemento, per lei fondamentale, della procreazione.

    Allora secondo questa linea di pensiero i rapporti, così come il matrimonio, dovrebbero essere vietati anche ad una coppia uomo/donna quando uno dei due sia consapevole della propria sterilità preesistente, in quanto la loro unione non potrebbe in alcun modo far “nascere una nuova creatura”.

    Così come dovrebbero essere vietate a questa coppia anche le adozioni, in quanto il figlio adottato non sarebbe figlio biologico della coppia. E il divieto di rapporti così come l’adozione, giusto per chiudere il cerchio della discriminazione, magari sarebbe da applicare anche quando la sterilità sopraggiunge nel tempo in quanto, tali genitori, a questo punto non sarebbero più degni di avere un figlio perché non generato da loro. (E questo è un argomento da me molto sentito, in quanto fratello di una fantastica sorella adottata).

    Mi sembra che seguendo questa linea si arrivi a delle situazioni che credo siano per tutti giudicabili, anche per lei, quantomeno paradossali.

    Giorgio Capra

    1. In effetti la capacità di compiere in modo umano l’atto sessuale è requisito fondamentale per il matrimonio e infatti l’impotenza assoluta (quella copulativa) rende nullo il matrimonio. Più sfumato è il discorso per quanto riguarda la sterilità, che rende nullo il matrimonio qualora il coniuge ne fosse consapevole e abbia dolosamente taciuto la circostanza all’altro coniuge. Ma di per sè la semplice sterilità (impotenza relativa, riferita alla generazione) non rende nullo il matrimonio perchè la completezza dell’unione è comunque garantita. Però certo, ripeto, la capacità di compiere l’atto in modo umano è essenziale, basilare.

    2. Caro Sig. Bianchetti,
      lei cita il matrimonio religioso, e visto che non voglio minimamente credere che discutendo di un argomento così importante lei abbia letto il mio commento con superficialità, ne deduco che forse sono io a non essere stato sufficientemente chiaro (anche se mi sembrava di si…).

      Per questo motivo ribadisco:

      1) io ho parlato espressamente di “matrimonio civile”, come le fa notare anche Michele; il matrimonio religioso l’ha nominato lei, in nessuna frase del mio commento vi era neanche lontanamente un minimo riferimento ad esso; se poi per lei l’unico matrimonio possibile è quello religioso, niente da dire, idea più che rispettabile e liberissimo di pensarlo, ma non liberissimo di credere che sia lo stesso anche per gli altri;

      2) di conseguenza gli esempi che lei fa “impotenza assoluta” o “sterilità di un coniuge che dolosamente non ha comunicato all’altro questa sua condizione” come causa di annullamento di un matrimonio, risultano ininfluenti ai fini della validità di una unione CIVILE (che poi a causa del dolo si possa arrivare ad un divorzio, è tutto un altro film).

      Le volevo inoltre far notare che comunque per poter annullare un matrimonio è necessario prima aver avuto la possibilità di contrarlo, possibilità che a due omosessuali è preclusa a prescindere.

      In seguito, nel caso di matrimonio tra due coniugi con sterilità semplice (deduco che intenda quanto sono entrambi consapevoli del problema che affligge uno dei due, ma decidono lo stesso di sposarsi; se deduco male mi corregga), lei stesso dice che il matrimonio è valido perché è comunque garantita la completezza dell’unione, anche se viene meno la generazione di una prole. Mi fa piacere quanto afferma, perché è esempio perfettamente calzante anche se la coppia fosse di omosessuali, in quanto entrambi sono consapevoli che non potranno generare prole, ma tra di loro viene comunque garantita la “completezza dell’unione”, o mi sbaglio?

      Valutando queste mie parole la prego di tenere sempre a mente che sto parlando dell’opportunità, in uno Stato laico, di riconoscere legalmente agli omosessuali il diritto alla loro unione CIVILE (matrimonio o unione di fatto); non sto parlando di matrimonio religioso. Così, per far chiarezza.

      P.S.: Come Michele, resto anch’io in attesa di un suo chiarimento sul concetto di “compiere l’atto sessuale in modo umano”…

    3. …la completezza dell’unione tra due persone dello stesso sesso è una “contradictio in adiecto”…

    4. Bianchetti…

      bah… se due persone si amano, si completano l’una con l’altra. A prescindere dal fatto che siano di sesso diverso o dello stesso sesso. Io non vedo nessuna “contraddizione nell’attributo”, l’attributo è l’amore tra persone.
      Ha letto i link postati sotto sul Modello Affermativo a proposito della Psicologia dell’omosessualità?
      Evidentemente no.

      Non capisco (ma forse si…) perché si ostini a portare la discussione sul campo della religione, le ricordo che, per quanto possa darle fastidio, siamo in uno Stato Laico, e quindi questo è l’unico campo sul quale va discussa una questione così importante come il riconoscimento, per tutti, degli stessi diritti civili.

      La discussione sul piano religioso l’ha introdotta lei, caro Bianchetti, ma qui è completamente fuori luogo. Il riconoscimento di diritti civili è un problema oggettivo importante per tutti i cittadini (e se ci pensa un po’, è importante anche per coloro che sono contrari), e non ha nulla a che vedere con la Fede che invece interessa esclusivamente il singolo, la sfera intima soggettiva e personale.

      Non c’è nessuna cattofobia, semplicemente un profondo rispetto per la libertà e i diritti di tutti.
      Le ricordo ancora che in Italia esiste la libertà di culto religioso, così come anche la libertà di non averne.
      Ahhhh, bei tempi quelli della Santa Inquisizione, vero? 😉

  10. Caro Bianchetti,
    l’impotenza assoluta rende nullo il matrimonio cattolico, non il matrimonio tout cort. Inviterei a riflettere su questa basilare distinzione, visto che in discussione non e’ la legittimita’ del codice ecclesiastico per le leggi della Chiesa ma i diritti civili in uno Stato laico come quello italiano.
    In secondo luogo, potrebbe spiegare meglio cosa si intende per “capacita’ di compiere l’atto in modo umano”?
    Tale attributo presuppone la possibilita’ di atti sessuali compiuti in maniera disumana… E posto che io personalmente considero disumana la pedofilia e la violenza sessuale, si puo’ sapere in quali altri casi tale attributo puo’ essere usato in modo proprio?

  11. E comunque la Sacra famiglia non resta forse una famiglia nonostante l’assenza di alcuni di quei requisiti che lei ritiene imprescindibili?

    1. Questo paragone con la Sacra Famiglia se è una barzelletta non fa ridere, se è un argomento serio fa piangere. Oltre a manifestare una certa dose di cattofobia, del resto più che evidente da queste parti.

  12. Polemica condominiale.. condominiale ancora per poco.

    p.s. Ci tenevo molto a scrivere questa considerazione.

  13. il fatto che l’uomo abbia un cervello e una sua autocoscienza e che non dipenda dall’istinto (anche se può mantenerne un lascito) dovrebbe far riflettere che il “naturale o innaturale” è ben lontano da poter dare spiegazioni in merito a ciò che sia “umano” o conforme all’uomo.
    Il parallelo con il mondo naturale secondo me lascia il tempo che trova.
    Se esistono certi comportamenti in natura quelli son sicuramente dettati dall’istinto, mentre l’uomo fa tante cose a volte concordi altre completamente al di là di quello che la natura avrebbe previsto.
    Quindi non mi pare corretto giustificare un fattore psicologico-sociale-educativo-culturale-ecc. come quello dell’omosessualità umana con quello prettamente istintivo che si può trovare in “natura”.
    Il fatto che un animale aggredisca un suo simile non giustifica un uomo che fa lo stesso: il primo lo fa per natura il secondo avrà altri motivi.
    Analogamente mi sembra giustificato dire per un atteggiamento omosessuale nel mondo animale l’equazione esiste in natura = esiste nell’uomo = allora è giustificata , mi sembra scorretta.
    L’uomo è tale perché può scegliere e sopratutto può capire. Non solo, ma può anche amare (in modo attivo e anche razionale) il che lo scosta ancora dal mondo “naturale”.

  14. Ma qui non si tratta di “giustificare” alcunché. Non siamo mica al Sant’Uffizio dell’Inquisizione.
    Si tratta di lasciare a tutti libertà di amare, di esprimere come meglio si crede il proprio orientamento sessuale, di riconoscere giuridicamente ciò che nella società esiste e che non si può rimuovere.
    Si tratta insomma di costruire un elemento di progresso civile. Punto e basta direi.
    Insomma, trovo perfettamente inutile disquisire troppo a lungo di naturalità vs innaturalità. Come se risolvere la questione fosse il prerequisito per decidere di un diritto assolutamente ovvio.
    E non mi interessa perfettamente nulla che qualcuno pensi che gli atti sessuali fra persone dello stesso sesso siano immorali o che altro. Lo pensino pure le persone che lo pensano.
    Ma non capisco per quale ragione – tentando di elevare a giudizio oggettivo una considerazione soggettiva – si voglia negare il riconoscimento giuridico delle unioni fra persone (che peraltro potrebbero essere tranquillamente persone di sesso diverso che non hanno alcuna intenzione di sposarsi)oppure negare che vi sia una palese discriminazione, oppure peggio negare che, in nome del pregiudizio nei confronti dell’omosessualità, si commettono violenze ed aggressioni inaudite e quotidiane.
    E trovo piuttosto ipocrita, senza offendere nessuno, la classica argomentazione della serie “non ho niente contro di loro ma…..”. Mi ricorda tanto l’incipit classico del razzista che non vuole ammettere il suo razzismo…
    Mah… ne abbiamo ancora di strada da fare

  15. Parlando seriamente, la questione delle unioni di fatto va affrontata perché è un fenomeno ampio e a cui le istituzioni credo debbano mettere mano con una regolamentazione. Non mi perderei nelle questioni umane (contro natura e compagnia), anche perché la maggior parte delle risposte qui e su facebook sono arrivate da gente che non ha mai letto l’intervento di Alessandro Macaluso ma si è fermato esclusivamente al titolo, sbagliato e fuorviante.

    Non mi perderei nemmeno nella contrapposizione “d’accordo o meno con il registro delle unioni civili”, che è un istituto completamente inutile tanto che poi nessuno si va a registrare: basti pensare a Firenze, comune con tre volte gli abitanti di Cagliari, dove si formalizzano 2/3 unioni di fatto all’anno. Insomma, giustamente nessuno si scomoda per qualcosa che non porta alcun vantaggio. Pura ideologia.. ma i diritti dove sono?

    Quello che si potrebbe fare, e subito, senza particolari discussioni e lungaggini parlamentari (ma forse è per questo che non se ne parla) è l’allargamento dei diritti individuali agli appartenenti alle coppie di fatto, per risolvere o rendere meno grosse quelle problematiche che in effetti esistono: visite ospedaliere, linea ereditaria, reversibilità della pensione, ecc, cioè quelle cose di cui tutti abbiamo già sentito parlare.

    Con un occhio, ma questo è chiaro, ai conti dello stato, perché a fare proclami (Berlusconi ce lo ha insegnato) non ci vuole molto, diverso è invece trovare le risorse. Insomma, l’obiettivo è quello ma vediamo cosa si può fare anno per anno.

  16. Caro Michele,

    di seguito trovi la trascrizione di una lettera alla redazione,
    pubblicata sull’Unione Sarda di ieri da una persona che non conosco.
    Mi sembra pertinente al tema delle recenti polemiche. Se desideri
    approfondire l’argomente, puoi anche leggere l’articolo “Una
    riflessione sull’omosessualità di G. Samek Lodovici, pubblicato nel
    2006 sul mio blog http://www.felice-mente.blogspot.it .
    Cordiali saluti.
    Alessandro Macaluso

    Vorrei riportare alcune considerazioni fatte dal dott. Marchesini,
    psicologo e psicoterapeuta: <>. Ognuno rimanga libero di pensare e
    vivere come vuole la propria sessualità, manifesti il proprio
    convincimento, ma non lo imponga agli altri. Il pluralismo delle idee
    implica rispetto e dialogo, ma anche la possibilità del civile
    dissenso. (Fabrizio Atzori, lettera all’Unione Sarda del 29 giugno
    2012)

  17. “manifesti il proprio convincimento, ma non lo imponga ad altri”…. Appunto! Mi chiedo perche’ se si chiede un diritto – e il superamento di una palese discriminazione – la si debba considerare una forma di imposizione e se invece si vuole il mantenimento dello status quo la si debba considerare liberta’ di opinione.

    Grazie comunque della segnalazione

    1. Giustissimo Michele, infatti il gaypride è una manifestazione di propri convincimenti con la quale si chiede il riconoscimento di diritti attualmente negati ad una parte di cittadini, non è assolutamente un’imposizione di niente a nessuno. Tra l’altro è una manifestazione alla quale partecipano sia omosessuali che etero, a dimostrazione che questo è un problema sentito in modo trasversale e a cui si chiede soluzione.

      Ed inoltre “il pluralismo delle idee implica rispetto e dialogo, ma anche la possibilità del civile dissenso.”
      Sarebbe ora che al pluralismo delle idee segua anche il pluralismo dei diritti.

      E vorrei chiarire che anche il civile dissenso non è negato a nessuno e nessuno si sogna di negarlo; invece quello che si nega, con l’attuale immobilismo, è, appunto, la possibilità per tutti di accedere agli stessi diritti civili.

  18. Caro Michele, nella lettera di Fabrizio Atzori che ti avevo inviato era sparita la parte più importante… Quando vuoi, ci facciamo una chiacchierata. Un salutone.

    Alessandro

    Vorrei riportare alcune considerazioni fatte dal dott. Marchesini, psicologo e psicoterapeuta: <>. Ognuno rimanga libero di pensare e vivere come vuole la propria sessualità, manifesti il proprio convincimento, ma non lo imponga agli altri. Il pluralismo delle idee implica rispetto e dialogo, ma anche la possibilità del civile dissenso. (Fabrizio Atzori, lettera all’Unione Sarda del 29 giugno 2012)

    1. Anche in questo post è sparita la parte più importante. Eliminando le virgolette, la trovi nel postsuccessivo.

  19. Vorrei riportare alcune considerazioni fatte dal dott. Marchesini, psicologo e psicoterapeuta: L’omosessualità è – come dicono i gay – naturale? Torniamo alla definizione di “natura”. Cosa significa “naturale”? È naturale non ciò che esiste, e nemmeno ciò che fanno gli animali (sarebbero naturali anche l’infanticidio e il cannibalismo). Il termine naturale indica ciò che dovremmo essere, ciò che saremmo se il nostro sviluppo non incontrasse ostacoli. In una parola è il nostro progetto. Ad esempio, l’obesità esiste, ma non è naturale. Allo stesso modo l’omosessualità non è naturale in quanto essa non insorgerebbe se non ci fossero interferenze ambientali. Nessuna persona, infatti nasce omosessuale. Diversi studi scientifici escludono la possibilità di una causa biologica dell’omosessualità. Non esistono un “gene gay”, un “cervello gay”, un “ormone gay”. Ognuno rimanga libero di pensare e vivere come vuole la propria sessualità, manifesti il proprio convincimento, ma non lo imponga agli altri. Il pluralismo delle idee implica rispetto e dialogo, ma anche la possibilità del civile dissenso. (Fabrizio Atzori, lettera all’Unione Sarda del 29 giugno 2012)

  20. Le argomentazioni esposte mi paiono del tutto strumentali rispetto a una tesi da avvalorare.
    Se il nodo e’ non imporre agli altri la propria sessualita’ ed il proprio convincimento allora bisognerebbe dire che non sono certo gli omosessuali ad esercitare alcuna imposizione.
    L’imposizione di una sola morale, di un solo modo di concepire la famiglia, di un solo modo di vivere la sessualita’ e’ attivita’ propria di altri, che il riconoscimento dei diritti di tutti pluralizzerebbe ed universalizzerebbe.
    E non si capsice perche’ il sig Atzori dovrebbe sentirsi sotto imposizione se si riconoscesse il diritto degli omosessuali al matrimonio, all’adozione dei figli, a vivere liberamente il loro amore.
    La manifestazione di sabato scorso, il tanto vituperato Pride e’ stata una bellissima occasione di festa e di lotta per i diritti di tutti. Non capisco perche’ si voglia sostenere che un mondo meno colorato sia piu’ giusto, che un mondo piu’ grigio sia migliore

  21. Caro Prof. Macaluso,
    in merito al suo ultimo intervento con la citazione del Dott. Marchesini, vorrei invitarla a leggere con attenzione i links che posterò qui sotto.

    In essi si fa un breve escursus della psicologia dell’omosessualità, sino ad arrivare al più recente ed accettato (anche dall’Ordine Nazionale degli Psicologi) Modello Affermativo, che le riassumo brevemente qui copiando pari pari la definizione che troverà nel primo link: “La psicologia dell’omosessualità degli ultimi anni ha sostituito il modello patologico con il Modello Affermativo: non esiste un orientamento sessuale normale e uno patologico, un’identità sessuale NATURALE e una INNATURALE. La persona omosessuale non ha il rischio di sviluppare patologie diverse da una persona eterosessuale: il percorso terapeutico con un omosessuale non deve essere impostato alla riabilitazione del suo orientamento sessuale, ma ad una integrazione maggiore della propria immagine di sé e del proprio orientamento sessuale come parte integrante del proprio sé.”

    http://www.crescita-personale.it/teorie-psicologia/947/psicologia-omosessualit%C3%A0/919/a
    (link da cui ho estrapolato il virgolettato pubblicato sopra)

    http://www.humantrainer.com/articoli/omofobia-interiorizzata.html
    (link interessante, con alla fine un’ampia bibliografia e sitografia, nella quale troverà, tra altri, anche i links a vari articoli dell’Ordine Nazionale degli Psicologi che trattano l’argomento)

    http://www.francescapoggiali.com/?cat=91
    (link, molto interessante ed esaustivo; è una pagina del sito della Dott.ssa Francesca Poggiali, anch’essa psicologa e psicoterapeuta, ancora a sostegno del suddetto Modello Affermativo)

    Come può vedere sono tanti gli studi e gli studiosi (compreso l’Ordine nazionale degli Psicologi) che non la pensano proprio come il Dott. Marchesini da lei citato.

    Se quindi si vuole fare il “gioco delle citazioni”, sono pronto, si troverà sempre qualcosa (di volta in volta più o meno attendibile o supportata dalla comunità scientifica) a sostegno dell’una o dell’altra posizione.
    Ma secondo me il punto non è essenzialmente questo; il nocciolo della questione è che, soprattutto in uno Stato democratico e LAICO, tutti i cittadini, a prescindere dal loro genere, religione, orientamento politico o sessuale, sono uguali, e per questo DEVONO poter godere tutti degli stessi diritti in egual misura. PUNTO.

  22. 1. Ogni atto di amore, etero o omosessuale, e’ un atto di profonda umanita’. Non comprendo proprio su quali basi si fonda l’affermazione di Bianchetti. O forse lo comprendo bene. E i pregiudizi sanno spesso cosi’ tanto di disumanita’.

    2. Cattofobia? Sono sposato con una donna cattolica. Io non mai avuto paura di lei ne’ credo viceversa.
    Provengo da una famiglia cattolica e ho un profondo rispetto per la Fede e per chi ce l’ha. Il problema e’ proprio che la Fede con queste questioni non c’entra niente.
    Nichi Vendola e’ gay, cattolico e di sinistra? Ed in tutti e tre i casi e’ praticante. E’ forse disumano essere tutte e tre le cose.
    Il riferimento alla Sacra Famiglia e’ una provocazione. Magari certi cattolici ci riflettano.

    3. Nessuno mi ha ancora chiarito perche’ Gesu Cristi non si e’ mai espresso sul tema. Eppure di omosessuali ne esistevano al tempo. Sara’ perche’ non riteneva la cosa rilevante, ne’ sul piano dell’orientamento sessuale ne’ su quello della pratica dell’atto sessuale.

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