Quindici mesi. SEL rilancia

Appena quindici mesi fa abbiamo scelto di intraprendere un viaggio, non irrilevante sul piano delle ambizioni che si proponeva, non semplice da compiere in un contesto di involuzione del dibattito politico e di fortissima crisi delle istituzioni democratiche. Oggi appare del tutto evidente la pressione alla quale è sottoposto il sistema democratico nato dalla Resistenza: la duplice morsa che dall’alto (il potere finanziario) e dal basso (l’emergere di movimenti sociali di dubbia ispirazione democratica) ripropone ancora il tema dell’eversione.
Le condizioni della società, la crescente violenza, l’impoverimento e la crisi della democrazia portano il pensiero lontano e vicino: alla Weimar del I dopoguerra germanico, alla più recente stagione delle stragi italiche del biennio ’92-’93. Il tutto mentre la politica abdica al suo ruolo di governo, cedendo il passo alla tecnocrazia: a una variante colta, sobria, rigorosa della destra. Ma che destra rimane.
Il viaggio intrapreso è quello del rinnovamento del campo del progresso sociale e civile. L’ambizione quella di una riforma rivoluzionaria del sistema Paese, di un profondo cambiamento della politica e – tramite essa – della società, del modello economico. A partire dall’Europa e dal suo ruolo, dalle sue conquiste civili.
Riconversione ecologica, diritti, riforma del welfare, umanizzazione delle relazioni economiche e sociali non rappresentano l’evocazione di un utopia a portata di mano, ma la pratica concreta di una sperimentazione di lunga lena, di una ricerca che non può non alimentarsi di nuove esperienze, intelligenze, sensibilità. In un viaggio si incontrano luoghi e persone, si arricchisce la propria cultura di partenza. Insomma, si cambia e possibilmente si migliora e si cresce. Da questo punto di vista le prime tappe di SEL hanno segnato un successo straordinario ed insperato, mostrando le grandi potenzialità di un soggetto politico di nuova generazione, anche laddove scarse erano (e sono) le risorse ed oscuro è il contesto.
La partecipazione alla nostra Assemblea generale del 22 gennaio scorso di sindaci come Michele Emiliano e Luigi De Magistris – oltre che dei nostri Giuliano Pisapia e Massimo Zedda – di pezzi importanti di sindacato come Landini e Dettori (ma non solo), di personalità come quella di Rita Borsellino, delle rappresentanze di movimenti come le donne di “Se non ora quando”, di vertenze del lavoro come quella dei vagon lit ed altri, mostrano più di ogni altra parola la linea di SEL, la sua identità persino: quella precisamente del viaggio. La vocazione all’apertura ed all’innovazione come metodo di lavoro per una nuova sinistra del XXI secolo.
E’ un viaggio che in Sardegna abbiamo voluto calare nella specificità, ricercando non solamente i luoghi nei quali elaborare un nuovo progetto di sviluppo sostenibile, sociale ed ecologico ma le nuove interlocuzioni con soggetti politici e sociali che oggettivamente si muovono nel campo del centrosinistra. Quindi gli elementi progressivi della cultura dell’identità, il campo dell’associazionismo diffuso. Mantenendo insieme la prospettiva di una nuova sinistra sarda con la necessità di intervenire qui ed ora sulla condizione dei precari, dei disoccupati, degli espulsi dal mercato del lavoro. Lavoro, reddito, dignità di popolo.
Tutto in chiaro, per chi vuole ascoltare. Tutto trasparente, per chi sa guardare con sguardo laico e sereno. E perciò non si comprendono le polemiche interne che ogni tanto emergono, stranamente (o forse no) sempre su questioni legate all’organizzazione interna, mai sul merito delle questioni politiche, quasi a segnalare la povertà di idee su questo terreno. Eppure in SEL – anche in Sardegna – i luoghi del confronto non mancano: dagli organismi dirigenti, ai circoli web e territoriali, ai Forum delle idee che da qualche settimana hanno iniziato un percorso interessante di confronto aperto, al quale già partecipano numerose competenze esterne ed al quale si affacciano quotidianamente nuovi contributi. Ma la questione forse è sempre quella del dito e della luna. Ognuno in coscienza scelga cosa guardare e tragga le sue conclusioni.
Limiti e contraddizioni? Certamente. Altrimenti non potrebbe essere nella condizione data e perché siamo uomini e donne, quindi diversi ed imperfetti per genesi. Ma anche creatività, intelligenze, tanti giovani e una grande occasione di governo e innovazione: quella che abbiamo a Cagliari. Convinti che da questa esperienza e dalle buone pratiche che sapremo esprimere può partire il riscatto di un Isola intera e delle sue genti.
Michele Piras – Coordinatore regionale SEL Sardegna


Cè poco da commentare…tutto da condividere a pieno…complimenti a Michele Piras…continuare sulla via intrapresa e andremo lontano.